Tra le domande più frequenti che riceviamo c’è questa: “la traduzione certificata ha valore legale?” La risposta, nel contesto dell’ordinamento italiano, è semplice: no.
Molte persone ritengono che una traduzione accompagnata da un certificato del traduttore sia automaticamente un documento con valore legale. In realtà, la traduzione certificata e la traduzione asseverata sono due istituti diversi, con finalità e conseguenze giuridiche differenti.
Cos’è una traduzione certificata?
Una traduzione certificata è una traduzione accompagnata da una dichiarazione del traduttore o dell’agenzia di traduzione che ne attesta la completezza e la fedeltà rispetto al documento originale.
Con questa dichiarazione, il professionista si assume la responsabilità della qualità del proprio lavoro, ma non attribuisce alla traduzione alcun valore legale o di atto pubblico.
Si tratta, quindi, di una certificazione privata, non di un’attestazione rilasciata da un’autorità pubblica.
Perché non ha valore legale?
Nel diritto italiano una traduzione, anche se certificata dal traduttore, rimane un documento privato.
La dichiarazione di accuratezza non sostituisce le procedure previste dalla legge per conferire ufficialità a una traduzione. Di conseguenza, se un’amministrazione pubblica, un tribunale o un’autorità richiedono una traduzione con efficacia legale, la semplice certificazione del traduttore non è sufficiente.
In altre parole, la traduzione certificata costituisce una garanzia professionale, ma non produce effetti giuridici particolari.
Quando una traduzione assume valore ufficiale?
Una traduzione acquisisce valore formale quando viene asseverata (o giurata), cioè quando il traduttore presta giuramento davanti all’autorità competente dichiarando che la traduzione è conforme al documento originale.
L’asseverazione non certifica la qualità linguistica della traduzione, ma attribuisce rilevanza giuridica alla dichiarazione resa dal traduttore attraverso una procedura prevista dall’ordinamento.
Se il documento deve essere utilizzato all’estero, è necessario apporre anche l’apostille o la legalizzazione, a seconda del Paese di destinazione.
Perché esiste questo equivoco?
L’equivoco nasce soprattutto dalla traduzione letterale dell’espressione inglese certified translation.
Nei Paesi di common law, come Regno Unito, Stati Uniti, Canada o Australia, una certified translation consiste generalmente in una traduzione accompagnata da una dichiarazione firmata dal traduttore. In molti casi questa procedura è sufficiente perché le autorità locali la riconoscono.
In Italia, invece, il concetto di “traduzione certificata” non corrisponde a una categoria giuridica disciplinata dalla legge e non equivale a una traduzione asseverata.
Quando è sufficiente una traduzione certificata?
Una traduzione certificata è spesso accettata da:
- aziende multinazionali;
- enti privati;
- organismi internazionali e per
- procedure di selezione del personale
In questi casi, il destinatario desidera una traduzione affidabile, sottoscritta da un professionista qualificato, senza richiedere particolari formalità giuridiche.
Quando è necessaria una traduzione asseverata?
È invece opportuno ricorrere a una traduzione asseverata quando il destinatario richiede espressamente una traduzione giurata.
Ciò avviene frequentemente per documenti destinati a:
- università;
- tribunali;
- pubbliche amministrazioni;
- autorità giudiziarie;
- procedure di cittadinanza;
- riconoscimento di atti di stato civile;
- alcuni procedimenti notarili o amministrativi.
In questi casi la sola traduzione certificata non soddisfa i requisiti richiesti.
Conclusioni
La traduzione certificata rappresenta uno strumento utile e ampiamente utilizzato nei rapporti internazionali, ma non ha valore legale nell’ordinamento italiano. È una dichiarazione professionale che attesta l’accuratezza della traduzione, non un atto pubblico.